Mi fa male tornare con la mente al tavolo in terrazza apparecchiato per cinque per l’occasione, col sole che batte sulle tende tirate e le teste leggere e ancora impunite. Tua madre mi riempiva d’insalata e cortesie, tuo padre e tuo fratello parlavano di calcio e poi ci salutarono col caffè. Restammo per ore a fissare i piatti vuoti, io davanti a te non mangiavo quasi niente. Ci saremmo tirati i noccioli d’oliva e i capelli, ma le olive non piacevano a nessuno dei due. Ci tirammo le olive intere per non tirarci i capelli, i piatti, le sedie. Se mi ripenso davanti a te non mi riconosco. Puntavi la forchetta sulla tovaglia. Dicevi “E adesso che facciamo?” come se l’amore fosse un bambino, annusavamo patchouli sperando che ci salvasse dalla tragedia. Ma per la tragedia si è votati dalla nascita.
Mi fa male tornare lì perché ogni volta, io lo so, la mia vita diventa un minuto più triste e un minuto più breve. Ma mi manchi.
(e lo so che non sarebbe per te ma certi giorni tutto è per te.)



